Guida per acquistare il tuo impianto

Su questo sito potrai trovare, oltre ad un’ampia gamma di prodotti che rappresentano quanto di meglio offre il mercato in questo campo, notizie, guide ed una consulenza preparata pre e post-vendita per aiutarti a configurare al meglio il tuo impianto audio hi-fi ed acquistare online i singoli pezzi. Se non trovi l’informazione giusta oppure il pezzo che stai cercando, visita la pagina contatti e ti ricontatteremo al più presto per risolvere ogni tuo quesito o soddisfare ogni tua esigenza. Sorgente digitale, amplificatore, cavi e diffusori; Pochi elementi ma necessari per riuscire a comporre un sistema hifi per riprodurre musica. Ma come fare per sceglierli? E, soprattutto, dato che ascolto solamente gli ultimi successi pop, non mi posso accontentare anche di un sistema compatto low-cost?
Iniziamo col dire che la musica, tutta la musica, è composta fisicamente da vibrazioni che, colte e tradotte dai nostri timpani in segnali elettrici per il cervello, scendono piano piano fino a scaldare il cuore. Possedere un impianto audio Hi-Fi, o di Alta Qualità, non è quindi necessariamente prerogativa degli “audiofili” o di appassionati di musica classica o sinfonica. Le note calde e suadenti degli ottoni nel jazz o nel blues, la distorsione esaltante della chitarra elettrica rock oppure le vibrazioni potenti dei bassi dell’Hip-hop. Qualunque pezzo vogliate ascoltare nel salotto di casa vostra, realizzato in studio con i migliori strumenti di registrazione disponibili, ha bisogno del miglior supporto che voi gli possiate concedere per essere riprodotto più fedelmente possibile e fornirvi, così, un’esperienza di ascolto straordinariamente coinvolgente. Alcuni tendono a non considerare l’acquisto di un impianto Hi-Fi in quanto troppo potente per le proprie effettive necessità. Nel salotto di casa, in fondo, siamo soli e in silenzio, a cosa servono tanti Watt? Niente di più sbagliato! Con un buon impianto hi-fi audio stereo, invece, si riesce ad ottenere una qualità del suono ottimale anche a volume molto basso, evitando così di ritrovarsi distorsioni fastidiose durante l’ascolto come succederebbe alzando troppo il volume. Vi abbiamo convinti sull’importanza di possedere un impianto hi-fi audio di alta qualità? Bene, se ci siamo riusciti ora dovrete scegliere quello che più si adatti alle vostre esigenze e ai vostri spazi. Procediamo con ordine, però: prima serve una breve infarinata sulle caratteristiche principali degli impianti Hi-Fi e del suono che deve riprodurre.

 

Caratteristiche principali degli impianti HI-FI

Come già detto, il suono è una vibrazione che si può rappresentare come un’onda che mette in movimento il mezzo entro cui si muove, nel nostro caso l’aria. L’onda sonora è percepita diversamente a seconda della sua altezza, che fa sentire un suono più acuto o più grave in base alla frequenza delle vibrazioni al secondo (Hertz), della sua intensità, quindi il volume (Decibel), o del timbro, che ne classifica la tipologia (pianoforte, violino, tromba, ecc ecc.).

Perché il suono venga percepito perfettamente dal nostro orecchio, capace di percepire altezze che vanno da 16Hz a 20.000Hz, l’impianto deve essere capace di riprodurre quanto più fedelmente possibile tutte tre queste caratteristiche, pena la presenza di fastidiose distorsioni.

La vibrazione sonora poi, accolta da un sistema di ricezione come un microfono, passa attraverso una serie di campi elettromagnetici che, variando in base al tipo di onde, la trasformano in impulsi elettrici.

Questi impulsi ad ampiezza ridotta sono inviati a un amplificatore, il cuore del sistema, capace di potenziarli e adattarli ai diversi usi che ne dobbiamo fare.

Se il prossimo anello della catena sarà un diffusore, gli impulsi elettrici saranno nuovamente trasformati con un’operazione inversa da una serie di campi elettromagnetici in vibrazioni dell’aria, che raggiungeranno direttamente i nostri timpani. Un registratore, invece, inciderà questi impulsi su un supporto come un CD, un SACD o un disco in vinile oppure in un file audio (mp3, flac, wav etc.), che a sua volta sarà letta da un lettore, un giradischi oppure da uno streamer (nel caso di un file digitale) che invierà nuovamente impulsi elettrici a un amplificatore, riavviando la procedura fino a che l’onda sonora finale arriverà al nostro orecchio, quindi al cervello.

È facile, pensando a tutti i passaggi che il suono deve fare prima di essere percepito, capire come sia probabile che nel frattempo la sua qualità possa uscirne compromessa.

Il mondo dell’Alta Fedeltà è sicuramente composto da alta tecnologia e processi difficilmente comprensibili se non si possiedono determinate conoscenze tecniche. A tutti però può venir voglia di costruirsi un buon impianto Hi-Fi per godere a pieno delle note del proprio gruppo preferito.

Questa breve guida è stata scritta proprio per aiutarvi a comprendere in modo sintetico la struttura di un simile sistema, così da guidarvi nella scelta migliore per le vostre esigenze.

A questo punto, non ci rimane che augurarvi buon ascolto.

Sorgenti

Tralasciando le attrezzature di registrazione, nei nostri impianti da salotto il primo supporto da cui parte il suono è la sorgente digitale ad alta definizione, che può essere di diversi tipi:

Lettori CD/DVD: sono costituiti essenzialmente da un motore meccanico che permette al CD di ruotare ad alta velocità e un lettore ottico che, tramite l’utilizzo di un laser, riesce a leggere i dati scritti sul supporto (a 16bit se parliamo di un CD, 24bit per un DVD) e, dopo averli trasformati in segnale analogico, li invia all’amplificatore.

La trasformazione dei dati viene effettuata da un convertitore D/A (digitale-analogico), punto nevralgico del lettore la cui qualità determina al 90% la classificazione del prodotto. La risoluzione del convertitore deve essere più alta possibile. Le uniche altre caratteristiche da considerare, oltre al convertitore, sono:

  • risposta in frequenza: identifica l’intervallo di frequenze che il lettore è in grado di processare e reindirizzare all’amplificatore. Deve essere sempre superiore a 20-20.000 Hz (praticamente le frequenze udibili per l’orecchio umano);
  • distorsione armonica (THD): pensate all’impulso amplificato come un’auto che percorre a grande velocità un tunnel attraversato per il largo da proiettili di vernice, e che deve cercare di uscire dal tunnel con meno macchie possibili. Il THD misura in percentuale la distorsione del segnale originale dovuto alla presenza di onde estranee all’interno del lettore, dette anche armoniche spurie. Ovviamente, più bassa è la percentuale di distorsione, più pulito esce il segnale. La distorsione è un parametro importante per qualunque componente Hi-Fi, come vedremo in seguito;
  • entrate digitali: sono utilissime per collegare al lettore anche sorgenti digitali esterne (come un lettore video), in maniera da sfruttare i suoi circuiti di conversione interni, quasi sempre a 24bit.

Convertitori D/A (DAC): questi componenti convertono i segnali digitali in analogici e li trasmettono all’amplificatore, dopo aver compiuto una funzione di preamplificazione. Come abbiamo già visto, spesso sono integrati nella sorgente, ma gli apparecchi singoli si caratterizzano per l’elevata qualità e convertibilità (gli ultimi modelli sono dotati d’ingressi USB, per utilizzare il computer come sorgente).

Sintonizzatori: sono dispositivi che permettono la ricezione di programmi radiofonici. Vista la bassa qualità di tali segnali, nonostante gli attuali sistemi di trasmissione digitale abbiano migliorato la situazione rispetto a qualche anno fa, nessun dispositivo, neppure il più costoso, potrà avvicinare la qualità sonora radiofonica a quella delle altre sorgenti ma, certamente, potrà migliorarla. Esistono modelli integrati nell’amplificatore (sintoamplificatori) che permettono di ridurre i costi e gli ingombri, ma sono da escludere per chi pretende una qualità eccellente. Le caratteristiche da prendere in considerazione sono:

  • gamma di ricezione: identificano le frequenze che possono essere lette dal ricevitore. Si distinguono in analogiche e digitali. Le classiche AM e FM sono analogiche, mentre le frequenze DAB (Digital Audio Broadcasting) sono molteplici;
  • distorsione armonica: vedi lettore CD/DVD;
  • rapporto S/N (signal/noise): identifica il rapporto fra il segnale e il rumore di fondo che qualsiasi apparecchiatura produce a causa del segnale elettromagnetico e si misura in dB. Più questo rapporto è alto meglio è, in quanto il segnale amplificato sarà molto maggiore di quello disturbatore di fondo;
  • sensibilità in ingresso: ossia la capacità di ricevere correttamente i segnali via etere.

Giradischi: questo componente che pensavamo ormai di trovare solo nei musei è tornato incredibilmente alla ribalta grazie in parte al ritorno del vintage ma non solo. Sono infatti molti a ritenere che il suono del vinile sia in assoluto il Top dell’ascolto hi-end. Comunque la si pensi, Il suono caldo del 33 giri si inizia a rivedere anche sulle bancarelle o nei negozi di musica in versione originale o ristampe audiophile.

I giradischi sono essenzialmente di due tipi: a trazione diretta o mediata da altri dispositivi come cinghia o puleggia. I primi, avendo il piatto fissato direttamente sull’asse del motore, hanno il vantaggio di essere meno sottoposti a usura. Tuttavia manca in questo caso l’elasticità tra motore e piatto che permette ai secondi di attenuare le vibrazioni del sistema di lettura. Il sistema di trasmissione a cinghia è quello più utilizzato in ambito hi-end.

Le caratteristiche dei giradischi da tenere in conto sono diverse:

  • testina: cuore del giradischi, questo minuscolo accessorio è la parte più importante del meccanismo. La sua definizione tecnica è generatore elettromeccanico e funziona, per farla in breve, con un diamante ancorato su un minuscolo albero che, muovendosi su una sospensione, segue le modulazioni del solco sul disco e le trasforma in un segnale elettrico con il contributo di magnete e bobina. A seconda di come lavorano appunto questi due supporti, le testine si classificano in due tipologie: MC (Moving Coil), in cui ad oscillare è la bobina o MM (Mobile Magnet), in cui a muoversi è appunto il magnete. Le testine MC ottengono solitamente prestazioni di suono migliori a fronte però di un peso superiore, un costo generalmente più elevato e un segnale in uscita più basso, che necessita generalmente di una preamplificazione adeguata, rispetto alle MM.
  • materiali: legno, vetro, marmo leghe di metalli e polimeri sono i materiali di costruzione migliori. Il loro peso specifico rende più stabile e meno soggetta a vibrazioni la struttura e sono ottimi isolanti, limitando le interferenze elettromagnetiche. Struttura, piedini isolanti, sistema smorzante, tutte le caratteristiche vanno bene se aiutano a diminuire le vibrazioni.
  • velocità: la maggior parte operano a 33 o 45 giri/min, solo pochissimi arrivano a 78 giri/min.
  • braccio: può essere diritto, tangenziale oppure a S. Non ne esiste uno migliore dell’altro, dipende dai gusti personali.
  • Wow&flutter: le variazioni di velocità (wow=lento, flutter=rapido), per avere più qualità del suono, devono essere il più ridotte possibile. Si esprime come scarto percentuale rispetto alla velocità standard.
  • Rumble: il rumore di fondo si esprime di dB negativi e indica la differenza fra quello rilevato (prodotto per lo più dal dispositivo di trazione) rispetto a quello preso come riferimento.

Preamplificatori, Amplificatori finali ed Amplificatori integrati

La scelta di un amplicatore non è sicuramente facile e altrettanto difficile sarà quella del preamplificatore.

Ecco di seguito alcune nozioni e cose da sapere su Amplificatori e Preamplificatori:

Se la sorgente produce un segnale a bassa potenza, come quello proveniente da un Pick Up di una chitarra elettrica o, nel caso di un giradischi, da una testina, deve essere preamplificato per poter essere letto senza un eccessiva aggiunta di rumore da un componente come l’amplificatore.

Qui entrano in gioco, appunto, i preamplificatori che, come nel caso dei sintetizzatori, meno sono integrati nell’ampli meglio è (si rischia altrimenti che siano usati prodotti di scarsa qualità).

Questi componenti sono ottimizzati, appunto, per leggere e amplificare impulsi anche di pochissimi millivolt senza l’aggiunta di un eccessivo rumore. Nei “pre” di alta qualità si può trovare anche l’alimentatore separato, in maniera che il segnale debba subire nel transito la minor quantità possibile di interferenze elettromagnetiche. Solitamente si tende ad acquistare pre e ampli della stessa marca/serie, così da evitare spiacevoli problemi di compatibilità di segnale.

Una particolare attenzione va poi messa nella scelta dell’amplificatore finale o di potenza, snodo centrale di un impianto Hi-Fi, fondamentale per non perdere nulla del calore e della purezza della musica durante il processo di potenziamento del segnale.

Gli Amplificatori integrati sono apparecchi che includono, all’interno di un unico contenitore, una sezione di preamplificazione ed una di potenza, consentendo il collegamento diretto di sorgenti con uscite di basso livello. Possono disporre di ingressi di linea per il collegamento di CD player o altre sorgenti di questo tipo, di uno stadio Phono per il collegamento di un Giradischi ed anche di un ingresso Digitale di conversione D/A per il collegamento a sorgenti digitali o meccaniche di lettura ottica. Ultimamente si sono aggiunte, alle classiche possibilità di collegamento via cavo, anche dei modelli che consentono la ricezione Wireless (senza fili) da Devices quali: Smartphones, Tablet etc… I vantaggi di questa soluzione sono principalmente: il contenimento degli ingombri, la semplificazione dei collegamenti e (ma non sempre) Il minore costo di acquisto.

Le caratteristiche principali degli amplificatori per casse sono:

  • potenza: caratteristica principale di questo componente, si misura in watt e sta a indicare la capacità di amplificare il segnale. Spesso si trovano segnalati diversi tipi di watt, che misurano tutti il segnale in uscita, e che quindi possono generare confusione: i watt RMS, quelli da tenere in considerazione maggiormente per la vostra valutazione, misurano la massima potenza sostenibile per un certo lasso di tempo con un tasso minimo di distorsione. Il rapporto con i watt di picco è di 1/8, mentre con quelli musicali è di 1/2.
  • classeA: producono meno distorsioni ma sono più soggetti a surriscaldamento. B: distorcono maggiormente ma riscaldano meno. AB: sfruttano le caratteristiche di entrambi, ottenendo performance accettabili sotto entrambi i profili.
  • risposta in frequenza: si tratta dell’intervallo di frequenze che l’amplificatore riesce a processare senza perdite di volume. Per classificare un amplificatore come Hi-Fi, tale intervallo non deve mai essere inferiore a 20 – 20.000 Hz, con una diminuzione di volume non maggiore di 0,5 dB.
  • rapporto S/N (signal/noise): identifica il rapporto fra il segnale amplificato e il rumore di fondo che qualsiasi amplificatore produce a causa del segnale elettromagnetico e si misura in dB. Più questo rapporto è alto meglio è, in quanto il segnale amplificato sarà molto maggiore di quello disturbatore di fondo. Esperti garantiscono che un rapporto di 60dB già garantisce un ascolto privo di disturbi.
  • distorsione armonica (THD): vedi lettore CD/DVD.
  • ingressi/uscite: di regola più ingressi o uscite ci sono meglio è. Un’attenzione particolare, però, va messa su quelle digitali, data la loro capacità di mantenere inalterato il segnale.

Diffusori

Questa sezione è dedicata ai diffusori per impianti hi fi che ci permettono di tirar fuori il miglior suono possibile dai nostri componenti.

Di seguito trovate delle informazioni utili per scegliere le vostre casse altoparlanti tenendo sempre conto anche dei prezzi.

Il segnale amplificato, viene poi inviato verso l’ultimo step della filiera, i diffusori, che hanno il compito di chiudere il cerchio e di trasformare nuovamente il segnale elettrico in vibrazione dell’aria. La scelta del corretto sistema di altoparlanti è forse la più difficile con cui avrete a che fare, perché infinite sono le variabili che possono invalidare una scelta che in negozio sembra la più corretta.

Questo succede perché la qualità delle casse non è l’unica cosa che influirà sul risultato sonoro, anzi un ruolo fondamentale lo giocherà la conformazione dell’ambiente d’ascolto.

Il materiale di cui sono fatti i muri, la forma della stanza, tutto può influire sul suono. Ed è inutile cercare la qualità migliore nell’impianto se il salotto non è acusticamente adeguato. Per evitare quindi di spendere soldi a caso, vi conviene chiedere la consulenza di un esperto. In linea di massima vi possiamo dire che più le pareti di una stanza sono fonoassorbenti (con la presenza, per esempio, di tendaggi o tappeti) meno l’ascolto sarà disturbato da riflessioni sonore che ne possono compromettere la purezza.

In caso di diffusori specifici, è bene che gli altoparlanti dedicati alla riproduzione delle frequenze alte e medie siano all’altezza dell’orecchio mentre non è importante la posizione dei bassi, di cui il nostro orecchio non riesce a percepire la provenienza. La distanza di qualunque diffusore dalla parete, infine, è bene che non sia inferiore al mezzo metro, sempre per una questione di risonanze.

Il primo passo nella scelta di un diffusore è comunque la tipologia: da piedistallo o da pavimento. Quelli da piedistallo, stilisticamente forse più gradevoli, tendono a ridurre l’efficacia sulle basse frequenze, mancando di una base d’appoggio che funge da cassa di risonanza come il pavimento, ma hanno il pregio di rendere più ampio lo stage virtuale (utile in caso di piccole dimensioni della sala) e più nitido il suono. Le casse da pavimento lavorano invece meglio in un ambiente di grandi dimensioni, con spazi adeguati da permettervi di studiare le giuste distanze con i muri perimetrali così che la maggior estensione e robustezza del suono non vada a nuocere sulla nitidezza dell’ascolto.

Per contrastare l’emissione di suoni posteriore, fastidioso per l’ascolto, i diffusori sono solamente costruiti in due modi:

  • bass-reflex: attraverso una porta accordata riconverte l’onda posteriore e la rispedisce frontalmente, in fase con quella anteriore. Questo sistema garantisce una buona potenza, soprattutto sui bassi, ma può, in caso di amplificatori poco potenti, causare lievi distorsioni sul segnale elettromagnetico ancora non convertito.
  • a sospensione pneumatica: chiusi ermeticamente intorno al cono, utilizzano il potere smorzante dell’aria per limitare gli effetti dannosi della onde sonore posteriori. Sono preferiti a volte al bass-reflex perché a fronte di una minore robustezza del suono, garantiscono una migliore nitidezza.

Il numero di vie identifica effettivamente il numero di altoparlanti di cui è composto il diffusore. Se sono più di uno, il segnale in arrivo dall’ampli passa necessariamente attraverso un filtro crossover, che dividerà le frequenze che lo compongono e le distribuirà all’altoparlante specifico.

I diffusori per impianti Hi-Fi che solitamente trovate in commercio sono a due vie o a tre vie. In quelli a due vie il crossover divide le frequenze in alti e bassi, in quelli a tre vie si aggiungono i medi (in questo caso gli altoparlanti si definiscono woofer per i bassi, midrange per i medi e tweeter per gli alti).

Non è possibile dire oggettivamente quale delle tante tipologie (ne esistono fino a cinque vie) suoni meglio. Dato che la riproduzione di frequenze alte e basse necessita di caratteristiche del cono praticamente opposte (cedevolezza della sospensione e diametro e massa elevati del cono per i bassi, rigidezza, leggerezza e piccole dimensioni per gli alti), una membrana ottimizzata per una tipologia difficilmente potrà riprodurre fedelmente l’altra, per questo una differenziazione sembra auspicabile. D’altro canto più altoparlanti ci sono in un diffusore, più diventa complicato amalgamare i suoni che emettono viste le molteplici frequenze d’incrocio che si vanno a sovrapporre causando potenzialmente una distorsione di fase (dovuta a tempi diversi d’uscita del suono).

Riscontrano oggi un certo successo anche i sistemi satellitari (o surround), in cui le varie frequenze vengono ripartite alla base in diffusori monovia ma specializzati a seconda delle frequenze, con un unico subwoofer centrale deputato a riprodurre i bassi. In questo caso serve però un amplificatore adatto, con un crossover integrato.

La conclusione di tutto questo è: fate vobis. Nel senso che il modo migliore di scegliere un sistema di diffusori è quello di sentirli accesi, possibilmente in una sala d’ascolto adeguata. Le indicazioni che vi abbiamo dato possono aiutarvi, ma la soggettività dell’ascolto musicale non permette come detto di dare un giudizio definitivo.

Poche sono anche le caratteristiche tecniche da considerare nell’atto dell’acquisto dei diffusori:

  • potenza: si intende in questo caso quella massima che può sopportare l’altoparlante in maniera continuativa senza produrre distorsioni sensibili. Si misura come nel caso degli amplificatori in Watt RMS ma nel caso in cui siano segnalati i Watt di picco, la potenza massima raggiungibile per brevi periodi ma che alla lunga può danneggiare il cono, è bene considerare una potenza più alta rispetto a quella dell’amplificatore;
  • impedenza: identifica la capacità dell’altoparlante di reagire se attraversato da un segnale elettromagnetico e si misura in Ohm (8 Ohm è solitamente lo standard per un amplificatore Hi-Fi). Più gli Ohm sono elevati, minore è la reattività del cono, riproducendo così il suono in maniera meno fedele. Perché l’amplificatore lavori correttamente, però, è controproducente anche un’impedenza troppo bassa che non permette all’altoparlante di apporre un’adeguata resistenza;
  • efficienza o rendimento: descrive la sensibilità dell’altoparlante in rapporto alla potenza necessaria per farlo reagire. Più l’altoparlante è efficiente meno potenza occorre per produrre un’onda sonora dell’ampiezza desiderata. Si misura in Decibel (dB) e descrive la pressione sonora rilevata ad un metro di distanza dal cono con 1 Watt di potenza;
  • risposta in frequenza: vedi Amplificatori.

Cuffie Audio

Per i puristi del suono, che vogliono eliminare totalmente anche quelle piccole distorsioni causate da oggetti che si trovano nella stanza, oppure semplicemente per chi abita in condominio e non vuole disturbare i vicini con le vibrazioni dei muri, si rende necessario l’acquisto di una cuffia Audio Hi-Fi.

Le cuffie possono essere chiuse, quando isolano l’orecchio da qualsiasi interferenza sonora proveniente dall’ambiente circostante, oppure aperte, che risultano più comode per un ascolto prolungato ma sono più permeabili alle interferenze.

Le caratteristiche sono le stesse dei diffusori, trattandosi dello stesso meccanismo in piccolo, installato su un supporto ergonomico.

Cavi

Qui potrete trovare consigli utili sui cavi per impianti hi fi da acquistare ed utilizzare nel migliore dei modi. Oltre ai consigli utili vi ricordiamo che potete chiederci anche informazioni sui prezzi e dove comprare i migliori pezzi per creare il nostro impianto hi fi.

A questo punto avete terminato l’acquisto dei componenti, ma senza una cavistica adeguata non si può dire che il vostro impianto sia completo. Cavi ben schermati di alta qualità sono necessari, infatti, per evitare che il segnale elettromagnetico che avete protetto così bene acquistando componenti di alta qualità, subisca interferenze durante il tragitto fra uno e l’altro “nodo” del sistema.

In realtà l’efficienza dei cavi audio non cresce in maniera proporzionalmente diretta con il loro costo. Dopo una certa cifra, a detta di esperti audio, i miglioramenti risultano così lievi da non valere più l’enorme esborso economico necessario.

Un consiglio fondamentale per non disturbare il segnale è sicuramente quello di ridurre al minimo la lunghezza dei collegamenti fra cui componente e l’altro.

Uno dei problemi principali dei cavi è l’ossidazione del conduttore, che con il tempo ne modifica la struttura alterandone le prestazioni. Per risolverlo si può aumentare la purezza del metallo: il rame, solitamente puro al 99,9% nei cavi commerciali, arriva con procedimenti appositi a purezze molto superiori. Le sigle da considerare in questo senso indicano i “nove” di purezza: 4N (99,99%), 5N (99,999%) e via di seguito.

Nei cavi audio di qualità più elevata viene utilizzato l’argento, anche se solitamente più come antiossidante del rame sottostante che come conduttore, visti i costi elevati. Ancora più raramente si può trovare come conduttore la fibra di carbonio, che non si ossida.

Una trovata per ridurre la resistenza del cavo ad alte frequenze è quella di costruire il cavo con filamenti ultrasottili isolati l’uno dall’altro. Un’altra per ottimizzare il comportamento del conduttore lungo tutta la gamma di frequenze è l’utilizzo di cavi con sezioni di diverse dimensioni e composti da diversi materiali.

Il cavo può essere saldato al connettore, ma c’è chi sostiene che la necessità di attraversare un materiale di diversa composizione dal conduttore nel punto saldato può risultare nocivo per la purezza del segnale, e utilizza quindi la crimpatura.

I cavi si distinguono in:

  • cavi di potenza: sono quelli che collegano gli altoparlanti all’amplificatore. Per la natura del suono che li attraversa sono quelli che più influiscono sul risultato finale, quindi bisogna porvi particolare attenzione. I parametri da tenere in considerazione sono resistenza, induttanza e capacità e variano a seconda della sezione, della lunghezza e della composizione del cavo. Più vicini allo zero sono questi valori, meglio è;
  • cavi di segnale: servono a collegare fra loro sorgenti, preamplificatore e amplificatore finale. Trasmettono un segnale di tipo analogico e possono essere bilanciati o sbilanciati. I primi solitamente vengono utilizzati in ambito professionale, in quanto ottimizzato per ridurre qualsiasi interferenza elettromagnetica o elettrostatica. La schermatura dipende anche dalla tipologia del cavo di massa, meglio intrecciato che avvolto. In generale, comunque, per valutare la qualità di un cavo di segnale bisogna controllare il tipo e la quantità di metallo utilizzato nel cavo.
  • cavi digitali: sono quei cavi necessari a collegare al vostro impianto delle sorgenti digitali, come un PC o un lettore mp3. Principalmente si dividono in elettrici e ottici. Dei primi fanno parte l’S/PDIF, con connettori RCA e impedenza 75 Ohm, e l’AES/EBU, un cavo bilanciato di derivazione professionale con connettori cannon XLR e impedenza 110 Ohm, cavo USB per il collegamento tra PC e DAC o amplificatore. I cavi in fibra ottica, hanno connessione TosLink, funzionano con la fibra di vetro.
  • cavi di alimentazione: necessari per connettere i componenti alla rete elettrica, influiscono sensibilmente sulle interferenze sul segnale dovute all’elettricità, in aggiunta ai condizionatori di rete.

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