Musica ad alta risoluzione meglio dei CD? Forse, ma non c’entra l’orecchio.

di: Dario D’Elia @dariodelia74Fonte: Wall Street Journal

L’audio ad alta risoluzione, magari in FLAC, AAC o ALAC, sulla carta dovrebbe sentirsi meglio rispetto alla qualità CD e ancora di più rispetto agli MP3, ma non è sempre così. O meglio le differenze spesso non sono così sensibili, come ha sottolineato recentemente il giornalista musicale David Pogue facendo a pezzi il Pono player di Neil Young.

Il motivo, secondo Wilson Rothman del Wall Street Journal, si deve alla catena di produzione musicale. Il giornalista si è avventurato in un lungo viaggio per scoprire la verità su questo argomento sia provando in prima persona l’esperienza d’ascolto che coinvolgendo gli addetti ai lavori.
In una prima comparazione di tracce audio ad alta risoluzione, qualità CD e iTunes, anche con un impianto Hi-Fi degno di nota, è stato difficile azzeccare le differenze. Tutte suonavano mediamente bene. Alzando il livello e andando a bussare da un produttore di altoparlanti di fascia alta – la californiana Magico – poco è cambiato anche con le Q7 Mark II da più di 200mila euro.

Lo specialista Alon Wolf ha confermato durante l’ascolto di “Mirror” di Charles Lloyd una piccola superiorità dell’alta risoluzione rispetto all’audio CD. Il giornalista però non è riuscito a cogliere la sottigliezza. Quando hanno provato “Feelin’ the Same Way” di Norah Jones e “Homeless” di Paul Simon la qualità CD ha fatto meglio di quella ad alta definizione.
Evidente quindi che la criticità è nella fase di registrazione e produzione. L’ingegnere del suono Bob Ludwig, che ha lavorato a capolavori dei Rolling Stones, Led Zeppelin e Daft Punk, spiega che la maggior parte degli album viene rimasterizzata nel tempo fornendo suoni leggermente diversi. Le versioni ad alta risoluzione non è detto che siano sempre migliori.

Nel caso di “Random Access Memory” abbiamo la certezza che la registrazione a 24 bit offerta dall’alta definizione è analoga al master, quindi superiore all’esperienza CD. Però è un caso, perché anche i generi musicali incidono. “Quando vai nel rock ‘n’ roll, c’è del materiale che a bassa fedeltà suona meglio”, spiega Ludwig. “Al momento sto rimasterizzando una vecchia traccia dei Nirvana. Non farà molta differenza in alta risoluzione, ma perché la base di partenza è molto scadente di proposito”.
Nel jazz, la classica e altri generi “più impegnati” c’è una cura diversa rispetto al pop. La maggior parte dei successi da classifica sono mixati per rendere al meglio in radio, in MP3 e su YouTube. La “gamma” è compressa in modo che anche i suoni più deboli si sentano di più. Quando tutto questo migra in alta risoluzione, gli echi, le armoniche e ogni “transiente” sono persi per sempre.

pono-player

Pono Player

Un esempio calzante è dato dall’album Graceland di Paul Simon, pubblicato nel 1986 e poi rimasterizzato nel suo 25° anniversario. La nuova versione si sente più alta perché più compressa, ma l’effetto collaterale è che vengono ridimensionati i benefici dell’alta risoluzione.

Il problema appare di dimensioni sempre più grandi più ci si allontana dai giorni nostri. La Blue Note – storica etichetta del jazz – ha deciso di convertire tutti i classici (fino al 1972) in formati digitali di eccellenza. Però per ricreare l’esperienza di ascolto “analogica” è costretta a equalizzare rincorrendo l’effetto vinile. Insomma, in questo caso si tenta di replicare l’esperienza di ascolto più che quella della fedeltà alla live session.

“Alla fine della fiera? Conta scrivere buone canzoni. Dare performance col cuore. Se non hai questo, suona merda in ogni formato”, ha concluso l’ingegnere del suono Wolf.

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