Musica Liquida e Alta Definizione.

Giusto qualche concetto di base…

Ora è possibile, attraverso apparecchiature e procedimenti adeguati, ascoltare musica attraverso il proprio impianto HI-FI con una qualità maggiore di quella del CD, avvicinandosi (o superando) la qualità dell’analogico.
La disponibilità dei nuovi formati di “musica liquida” ad alta definizione (HD) consente infatti al semplice appassionato di poter disporre  della stessa qualità del master digitale uscito dallo studio di registrazione, senza la “riduzione” che deve necessariamente essere operata per corrispondere alle specifiche tecniche del CD o del Vinile.
Qualsiasi PC può diventare una fonte audio di qualità elevatissima da porre all’interno del proprio sistema HI-FI.

Che cosa serve:

  • un Personal Computer di normale qualità, con sistema operativo Windows o Mac Os, dotato di porta USB 2.0;
  • un disco fisso dove archiviare la musica liquida; in estrema sintesi può anche essere rappresentato dal disco fisso interno del PC – consigliato comunque un disco di rete (NAS) oppure un disco fisso USB 2.0 o superiore;
  • un convertitore esterno (D/A) che permetta di saltare i circuiti audio del PC, che determinano un elevatissimo degrado del segnale musicale;
  • un player audio (software) che consenta di inviare il segnale audio al convertitore in modalità bit-exact, cioè senza alcun intervento sul flusso di dati;
  • un ingresso di linea disponibile sul proprio preamplificatore o amplificatore integrato.

Opzionalmente, anche se non è indispensabile, il tutto può essere comandato comodamente dalla propria poltrona attraverso un iPod Touch, un iPad o altri dispositivi simili.

Per “alta definizione” si intendono tutti i formati qualitativamente migliori dello standard CD, che è caratterizzato da campioni di 16 bit con frequenza di campionamento pari a 44,1 kHz.
L’alta definizione prevede in genere campioni lunghi 24 bit, con frequenze di campionamento multiple di 44,1 kHz (lo standard del CD) o di 48 kHz (lo standard del DVD): normalmente si parla di 88,2; 96; 176,4 o 192 kHz, anche se esistono in rete files con frequenza di campionamento di 352,8 kHz.
Per chiarire meglio il significato di questi dati, occorre considerare che:

  • l’aumento della frequenza di campionamento determina l’estensione della risposta in frequenza del materiale registrato: il suono più alto registrabile sarà pari alla metà della frequenza di campionamento (quindi un CD non potrà contenere alcuna frequenza superiore ai 22.050 Hz).
  • l’aumento dei bit per campione serve a registrare suoni via via più sottili e delicati; dato che l’aumento per ogni bit è esponenziale (x2), con 16 bit avremo 65.536 “sfumature” possibili, con 24 bit ne avremo più di 16 milioni!

Tenendo conto che l’orecchio umano ha comunque un intervallo di frequenze udibili attestato tra i 20 e i 20.000 Hz, assume particolare rilevanza il dato relativo al numero di bit per campione; in altre parole, sarà meglio disporre di un file a 24 bit campionato a 48 kHz piuttosto che di uno a 16 bit campionato a 96 kHz.
Ulteriore “complicazione” il formato dei files: esistono vari standards, il più diffuso tra quelli che permettono di godere della massima qualità è rappresentato dal formato FLAC ma anche: WAVE, AIFF, Apple Lossless, FLAC, WavPack, APE.

Formati Lossless

Sono formati compressi ma che si differenziano dai Lossy perché senza perdita. Il segnale trattato pur venendo manipolato e, (per così dire), snellito, non viene sottoposto a quel processo a tutti gli effetti distruttivo di Frequency Cut, imposto invece ai formati con perdita, preservando così uno spettro armonico ed una struttura sonora ben più ampi e fedeli all’originale.

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